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I Marines e la follia della guerra

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Antonello Marziali

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Le immagini che la guerra ci regala sono pugni allo stomaco che smembrano l’inutile speranza che siamo tutti fratelli. Foto scioccanti che ci hanno turbato il sonno: corpi scheletrici usati come cavie da nazisti allucinati, civili ammucchiati come spazzatura nelle tante fosse comuni, disseminate in ogni angolo del pianeta. Ora la guerra non è solo foto ma anche video che spuntano all’improvviso, a distanza di mesi, quando il rimorso ti ubriaca la vita. Giusto ieri, ne è spuntato uno, in cui si vedono quattro marines americani, che nell’Afghanistan meridionale urinano sui cadaveri di tre talebani. Una sequenza di pochi secondi che è l’emblema della follia della guerra, di come questa pazzia si espande nella mente di soldati logorati da giorni e giorni vissuti nel timore costante di venire uccisi o, peggio ancora, sopravvivere come vegetali. Gesti come quelli dei marines, che oltre ad urinare si facevano beffe di corpi inermi, sono da condannare e meritano una dura punizione, ma la guerra trasforma l’uomo in un toro trafitto dalle banderillas, si dimena, cerca di sopravvivere, ma è una belva ferita che odia chi l’ha ridotto così. Nella guerra, il confine tra il bene e male è sottile e la ragione, sconfitta, ti scaglia da un parte a all’altra e non sai più riconoscere qual è il bene e il male. Il video è dell’anno scorso, ed è stato ripreso probabilmente da un altro militare che voleva manifestare il suo disappunto verso i compagni ma, forse, non se la sentiva di fermarli. Il rimorso, tornando a casa, l’avrà tenuto insonne molte notti e i fantasmi di quei morti scherniti l’avranno spinto a pubblicare il video su YouTube. I marines, che facevano parte del 3° Battaglione, 2° Marines, distaccato nella base di Camp Lejeune nel sud-ovest del paese, hanno lasciato l’Afghanistan nell’agosto del 2011 ed ora, una volta identificati, subiranno una condanna e una punizione esemplare. Penso che già una punizione l’hanno ottenuta: passare tante notti a lottare con gli incubi perché la guerra per i soldati non finisce mai. Condannare ma non si riesce a giudicare perché gli orrori vanno provati in prima persona.. Vorrei concludere l’articolo con un pensiero della compianta Oriana Fallaci che ha vissuto la guerra del Vietnam in prima linea, tra i soldati americani: “Perché malgrado i film sul Vietnam e i giornali e i mesi di addestramento in caserma, non riusciva a cogliere il significato della parola guerra. Non riusciva a capire che roba fosse. Stanotte sì, invece. Poteva dirlo che roba è. È una malattia che sciupa dentro, un cancro che si mangia il cuore, una lebbra che imputridisce l'anima e induce la gente a far cose che in pace non farebbe mai.” Antonello Marziali


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